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1943. Come un cammello in una grondaia


dalle Lettere dei Condannati a Morte della Resistenza Europea

progetto e regia Serena Sinigaglia | musiche Sandra Zoccolan | con Arianna Scommegna, Stefano Orlandi, Mattia Fabris, Sandra Zoccolan, Maria Pilar Pérez Aspa, Serena Sinigaglia, Matilde Facheris | produzione ATIR

PRESENTAZIONE

“Un giorno, uno dei miei insegnanti mi chiese quali fossero i miei eroi e aggiunse che nessuno poteva vivere senza eroi.
Là per là, rimasi interdetta, balbettai che gli eroi sono roba superata, per gente nostalgica. Il mio insegnante mi guardò sorpreso e poi se ne andò.
Tornata a casa mi resi conto che questa faccenda degli eroi continuava a girarmi in testa.. Cominciai a camminare avanti e indietro, osservando la libreria di mio padre che ha sempre avuto il potere di calmarmi. Aprii un libro e…

E tuttavia ti faccio questa cosa orribile di lasciarti. Il fatto è che non ci siamo solo noi e il nostro amore a questo mondo: c’è tutta una vita che può rendere felici o infelici noi e gli altri, ed è per quella felicità, più grande della nostra, ma che la comprende, che io sono partito… Dopo che a te, non ho creduto che a una cosa, ed è quella per cui muoio.. Ero capace di essere uomo, con un ideale e un senso del dovere. E’ duro, lo sai, ma io terrò il colpo, tu potrai essere fiera di me…
George Citerne (Morand), di anni 38, attore, militante nei Franchi Tiratori Partigiani Francesi, fucilato senza processo il 7 marzo 1944. Dall’ultima lettera alla moglie.

Cominciai a sfogliare quel libro con una crescente curiosità e mi ritrovai due ore dopo che piangevo come una fontana. Perché piangevo? Manco fossero stati amici miei o parenti. Io non ero mica una mozzarella, io ero una dura ma allora perché diavolo piangevo?!
Forse perché quel libro è “un monumento” alla libertà e all’autodeterminazione dei popoli, come scrive Thomas Mann nella prefazione.
O forse perché quelle lettere erano commoventi; madri, padri, fratelli, sorelle, giovani, vecchi, tutti colti nel loro saluto estremo, tutti diritti e sicuri davanti al patibolo. Che coraggio, che esempi, che forza!
La verità però era che piangevo di me stessa, per la mia piccolezza.
Mi mancava di non sapere con esattezza per che cosa sarei stata disposta a morire.
Mi mancava una ragione semplice e concreta per smettere di farmi paranoie e cominciare a lottare per cambiare il mondo.
Evidentemente mi mancava un mondo da cambiare, una libertà da vantare e una giustizia da rivalere.
Mi mancava il coraggio.
Mi mancavano gli eroi.
Ecco perché piangevo.
Ma…
Ma forse tra quelle pagine era racchiuso il segreto dell’eroismo, quello vero.
Forse i miei eroi li avevo finalmente incontrati”.

Serena Sinigaglia

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